Mutui casa: i tassi bassi favoriscono (ancora) le surroghe

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Il nuovo dossier CRIF sull’evoluzione dei mutui casa non fornisce particolari spunti di novità rispetto a quello del trimestre precedente, accertando come la forte riduzione degli indici IRS che era stata registrata all’inizio dell’anno sia stata oggetto di consolidamento anche in epoca di lockdown, spingendo così verso l’alto il numero delle surroghe. Come a dire che, insomma, rottamare il vecchio mutuo è ancora molto conveniente, e che chi vuole risparmiare qualcosa sulle rate del proprio finanziamento in ammortamento è molto probabile che lo possa fare ricorrendo alle alternative delle banche concorrenti rispetto a quella di concessione.

Il 66% dell’erogato è una surroga

A ribadire con particolare forza quanto sia importante il peso delle surroghe sul totale dell’erogato della prima metà d’anno è dunque giunta la Bussola Mutui di CRIF, che con riferimento al canale online dimostra come il 66% dell’erogato nel II trimestre 2020 sia stato relativo proprio alle surroghe, in lieve calo rispetto al 68% del I trimestre 2020, ma in decisa accelerazione rispetto al 36% di un anno fa. Ne consegue che diminuisce la quota di mercato dei mutui per acquisto di casa, passati dal 53%  del II trimestre 2019 all’odierno 28%.

È evidente che a spingere questo comportamento sia stata la disponibilità di un basso livello di tassi da parte degli istituti di credito italiani. Dunque, pur in un clima di profonda incertezza sul futuro, molti italiani hanno rotto ogni indugio e hanno scelto di sostituire il vecchio finanziamento con uno nuovo, approfittando delle migliori offerte di spread sul mercato, o hanno optato per una nuova erogazione che potesse supportare il proprio progetto abitativo. Ma a che prezzo?

Quanto costa un mutuo?

Per poter comprendere quanto si siano abbassati ulteriormente i tassi “finali” di mercato, CRIF evidenzia come per un’operazione di mutuo di 140.000 euro, della durata di 20 anni, su un valore dell’immobile di 220.000 euro, i migliori spread si attestino allo 0,8% sui mutui a tasso variabile, e allo 0,3% per i mutui a tasso fisso.

Si tratta di livelli storicamente molto convenienti, anche dando uno sguardo alla serie storica più recente. Sia sufficiente ricordare che nello stesso trimestre di un anno fa lo spread migliore per le offerte a tasso variabile era dello 0,9%, mentre due anni fa era lo 0,7%. Simile il confronto per i migliori spread sui tassi fissi: un anno fa, di questi tempi, il differenziale più generoso era dello 0,5%, mentre due anni fa rasentava lo 0%.

Tasso fisso scelto dal 90% degli italiani

Concludiamo infine con un altro dato particolarmente prevedibile che, in buona sostanza, non dovrebbe stupire i nostri lettori e clienti più attenti: la straordinaria conferma dell’affezione degli italiani nei confronti del tasso fisso.

Sempre in riferimento al canale online scelto come base statistica di riferimento da CRIF, infatti, risulta come il tasso fisso sia stato in grado di catturare il 90% delle preferenze da parte dei mutuatari. Evidentemente, come prevedibile, bloccare la rata del proprio mutuo per l’intero piano di ammortamento, approfittando nel contempo di un livello di tassi fissi a livelli sempre vicini ai minimi storici, costituisce una tentazione alla quale è sempre più difficile resistere…

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